Attualità

L’eredità della Pandemia

By on 07/05/2021

Cosa ci lascia in eredità questa terribile pandemia? Come l’individuo può ritrovare il senso dell’esistere di fronte all’aggressione fisica e psicologica che deriva dal senso di angoscia e spaesamento prodotto del virus?

Penso che sia necessaria una buona dose di riserve di tipo psicologico e filosofico per assemblare i pezzi e il senso dell’umano. L’elenco quotidiano dei decessi, con buona pace dei negazionisti, trascina con sé un senso di fragilità e impotenza dell’uomo di fronte alla malattia. A nulla vale il negarlo, coprire gli occhi con una benda immaginaria, mostrandosi arrogante e saccente. La paura ci ha reso tutti fragili, impauriti e ci ha costretti a rivedere il nostro modo di vivere, a limitarci negli spostamenti, negli svaghi, nei rapporti affettuosi con gli altri.

Il senso della mancanza è un vuoto che deve essere colmato in qualche modo, ed è stato colmato anche con i conflitti, con gli scontri verbali. La politica mi sembra si sia  arresa continuando a ripetere in un eterno loop, il dettaglio dei numeri, dei vaccini, dei colori delle regioni.

Ripensare all’uomo, alle sue fragilità, è una priorità che deve accompagnare il discorso sui risarcimenti. Perché il dolore non è solo quello di chi ha perso un caro, ma anche di chi ogni giorno si trova di fronte a casi drammatici, come chi lavora in ospedale e da quattordici mesi, non vede altro che un contatto quotidiano con il virus e con la sofferenza. Camus diceva : ” al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un pò di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perdurata e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio” ALBERT CAMUS- La peste-

Questa affermazione mi ha fatto riflettere sul valore del silenzio che significa a mio avviso elaborare quanto è accaduto mettendo al centro l’uomo. Che significa in maniera pragmatica? Significa ripensare l’uomo in quanto essere umano senza farne una differenziazione tra generi, mettere il cittadino al centro dei diritti e delle tutele e soprattutto mi piacerebbe vedere un paese nel quale le contrapposizioni ideologiche non passassero attraverso discorsi modaioli, del tipo bisogna parlare di food, di delivery, di lgbt, di transizione ecologica, di sostenibilità. Penso che il cittadino maturo ha bisogno di risposte mature.I dibattiti sterili ad uso propagandistico, sarebbe il caso di lasciarseli alle spalle, proprio in quanto reduci da una straordinaria fase di ripensamento, un’occasione da non perdere.

Nel senso che esiste l’essere umano e bisogna offrire una serie di tutele che sono in realtà due sole priorità: 1.prospettive reali di sviluppo, 2.promesse mantenute in un arco di tempo breve.

Della retorica di fine pandemia non se ne avverte alcun bisogno.

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