Attualità

Fragile Opulenta Donna

By on 02/03/2021

Quando si parla di donne che hanno fatto la storia l’elenco è molto nutrito.
Chi non ricorda Rosa Parks, Marie Curie, Valentina Tereskova, Madre Teresa di Calcutta, Ipazia, Margaret Thatcher, Eva Peron, Hanna Arendt e potrei continuare… Donne che hanno portato il loro talento in tutti i campi della conoscenza, che hanno raggiunto i massimi livelli nel campo della scienza, della politica, dell’astrofisica, della letteratura. Ho citato donne che in tutti i campi dello scibile umano hanno vinto tutto quello che si poteva vincere: premi nobel, capi di governo, filosofe, letterate a livello internazionale. Donne di cui sempre si parla, in contesti nazionali e internazionali, perché sono espressione del talento perseguito con costanza e determinazione nel loro campo.

Poi mi sono chiesta perché invece non parlare delle donne che non hanno voce. Delle donne che non hanno un volto in quanto nessuno si interessa veramente alle donne che non raggiungono posti apicali della società. Donne che tengono in equilibrio casa e affetti, che ancora troppo spesso sono sottopagate, che pur avendo la stessa qualifica di un uomo non possono guadagnare allo stesso modo. Donne con più lauree, con master e qualifiche che accettano di rimanere nell’ombra semplicemente perché non hanno un’opportunità.

E poi ho pensato ad ancora un’altra categoria di donne  e mi si è aperta una enorme voragine. Si tratta di quelle donne che dovrebbero stare in cima alla lista. Sono le donne uccise per mano degli uomini che dicono di amarle e rispettarle. E così non è.

Il 2020 è stato un annus horribilis anche per quanto riguarda i femminicidi, il peggiore in termini di percentuali dal 2000. Nel complesso il numero delle donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020 è più basso rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma a far calare questo numero sono le vittime femminili della criminalità comune (nel periodo gennaio-ottobre 2020 sono state 3, contro le 14 dello scorso anno). La pandemia ha costretto anche molte donne a rimanere in casa e a confrontarsi con un rischio ancora maggiore, quello di essere uccise non da un virus, ma da un uomo che dovrebbe amarle e proteggerle.

Gli altri dati, cioè il numero di donne uccise in un contesto familiare e le donne uccise dal partner, è sostanzialmente rimasto invariato negli anni, ma anche questa stabilità non può essere considerata positiva. Sappiamo infatti che mediamente negli ultimi anni il trend degli omicidi totali è sempre stato in calo, ed in particolare nell’ultimo anno si è passati dai 334 del 2018-2019 ai 278 del 2019-2020. I femminicidi però non calano, rimangono costanti crescendo quindi in percentuale rispetto al totale. Inoltre con una percentuale molto alta, cioè dell’89% questi delitti si verificano nel contesto familiare (dati tratti da uno studio dell’Università di Padova.)

Tutti questi numeri mi spingono ad esprimere un sentimento di profonda amarezza e sconcerto per una situazione che è prima di tutto un problema culturale a mio avviso. Come viene percepita dal mondo maschile la presenza femminile nella società, quale reale visione si ha della donna e della sua presenza e valore in tutti gli ambiti della società? Quale educazione viene data alle nuove generazioni? La donna è responsabile in parte di quanto è accaduto? Se l’incidenza dei femminicidi è così alta vuol dire che l’immagine della donna, il suo inserimento nella società, le sue scelte sentimentali, il suo modo di porsi è ancora fonte di contrasti all’interno del nucleo familiare, viene percepita come pericolo, come colei che attraverso la scelta di un mestiere, di un sentimento esprime una forte personalità.

Come cambiare questa difficile realtà, come incidere veramente nel tessuto sociale portando ad un’inversione di tendenza? La soluzione è come un puzzle: ogni segmento è un piccolo o grande contributo della società in toto. La scuola può incidere con un’educazione priva di barriere e concetti che fissino paletti, il mondo del lavoro e le politiche di inclusione, oltre ad una visione ancora più ampia del ruolo della donna, stavolta compito del mondo culturale, di arrivare anche laddove non ci siano strumenti con iniziative e eventi che muovano verso la conoscenza del valore della donna, visto come un contributo fondamentale al miglioramento della società. Nella speranza che il futuro ci regali una visione del ruolo della donna che inverta questa tendenza così drammatica, mi piace concludere con questa poesia di Alda Merini

A tutte le donne di Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

 

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