Attualità

PERCHE’ NEGARE L’EVIDENZA

By on 24/11/2020

Mi sono sovente domandata come mai questa sciagurata pandemia stia portando con sé una scia di perdurante e ostinata negazione da parte di un certo numero di persone. Quali possano essere i meccanismi in base ai quali alcuni neghino l’esistenza di questa malattia e giungano fino all’estremo paradosso( notizia recente ), di inseguire un’ambulanza per vedere se trasporta veramente un malato di Covid 19. Tutte le misure di protezione adottate da tutti i paesi del mondo per contrastare la pandemia, di cui lo strumento principe è la mascherina, vengono considerate una menomazione del diritto di ogni cittadino, un arbitrio, una menomazione della libertà del singolo.

Perchè combattere l’evidenza con la negazione? Cosa si nasconde dietro questo atteggiamento?

Noi viviamo, dalla fine della seconda guerra mondiale, una lunga parentesi di pace e le nostre vite e le scelte che facciamo non hanno mai subito nessuna forma di limitazione per ciò che concerne la nostra vita privata. Le politiche dei singoli paesi hanno portato un arricchimento o un impoverimento dei medesimi, ma non hanno mai inciso nella libertà del singolo, nei suoi spostamenti di lavoro o di piacere. Ora invece, da otto mesi a questa parte, la libertà del singolo è stata sacrificata ad un’esigenza superiore e tutte le generazioni cresciute dopo la seconda guerra mondiale, si sono trovate investite di un dramma che è difficile accettare, metabolizzare e soprattutto conviverci.

Cosa accade ad ognuno di noi quando un evento imprevisto ci travolge? Quale meccanismo di difesa interviene quando noi non possiamo controllare questo evento e quando gli effetti ricadono su una fascia di popolazione che noi non conosciamo direttamente? Quando continuiamo una vita apparentemente normale ma i nostri desideri e i nostri progetti vengono sacrificati in nome di un evento fuori da noi, altro da noi ci sentiamo toccati nel profondo, coinvolti. Le reazioni dell’individuo sono di due tipi: con il ragionamento pacato giungiamo ad una consapevolezza matura e accettiamo, sebbene con sofferenza, gli effetti sulle nostre singole vite oppure, la paura ci porta a costruire uno scudo protettivo chiamato NEGAZIONE.

Quando il singolo non è più in grado di controllare gli eventi e deve arrendersi ad una realtà drammatica fuori dalla portata , ecco che interviene un meccanismo protettivo ancora più efficace: Il COMPLOTTO. Tutti coloro che credono in una forma di controllo per un obiettivo non ben definito si coalizzano, si fanno forza rifiutando di accettare la realtà. La minaccia può giungere da un uomo, da una dittatura o può derivare da un virus e gli effetti sono, in entrambi i casi, nefasti per la collettività  (basti pensare come ancora in tempi recenti siano esistiti i negazionisti dei campi di sterminio). Il negazionismo in alcuni individui porta ad esorcizzare la paura.

 

Quelli che noi definiamo negazionisti esistevano anche quattrocento anni anni fa. Nella “ Storia della Colonna Infame” , saggio di Alessandro Manzoni del 1840, si narra che durante l’epidemia di peste a Milano tra gli anni 1629 e 1632, venne intentato un processo a due untori ritenuti responsabili della pestilenza per aver usato sostanze misteriose. Il processo portò alla condanna a morte tramite tortura dei due innocenti sulla base della accuse mosse da una “ donnicciola”, così definita dal Manzoni. Le fonti che Manzoni seguì per il suo saggio fanno riferimento all’opera dell’Illuminista Pietro Verri il quale nell’opera : “ Osservazioni sulla tortura” descrive il processo agli untori del 1630 come testimonianza dell’ignoranza di un secolo non guidato dalla ragione.( http://www.thevision.com)

Dal racconto dell’opera del Verri si evince che la maggior parte dei cittadini milanesi non voleva credere che la malattia fosse un fenomeno naturale ma piuttosto un arteficio “ malefico” inventato dai medici a scopo di lucro. Dalle parole del Verri: “Convenne finalmente col crescere della peste e il moltiplicarsi giornalmente il numero de’ morti disingannare il popolo, e persuaderlo che il malore purtroppo era nella città, e laddove i discorsi nessun effetto producevano, si dovettero far manifesti sopra gran carri gli ammassi de’ cadaveri nudi aventi i bubboni venefici, e così per le strade dell’affollata città girando questo spettacolo portò infine la convinzione negli animi, e forse propagò più estesamente la pestilenza”.

Ora , nel 2020, nonostante le file di carri che l’esercito ha portato nel mese di marzo scorso dal cimitero di Bergamo ai forni crematori, ancora viene negata l’evidenza. Semmai ci si concentra su motivazioni che alludono ad una non ben identificata lobby che avrebbe interesse a tenere l’umanità sotto scacco, a piegare le nostre coscienze, a ridurci a popolo imbavagliato. Ma quando si domanda ad un negazionista quale sia lo scopo finale di queste presunte lobbyes, la risposta più “ efficace” si basa su generiche accuse di controllo del pensiero. Accettare la verità è un processo doloroso ma è un portato dell’uomo maturo; questo ovviamente non significa non coltivare dubbi e magari domandarsi per quale motivo l’umanità intera dovrebbe desiderare il reciproco annientamento, anche perché, come abbiamo visto, il virus non fa differenze di stato, di etnia, di religione, ma colpisce in ogni paese portando uguale dolore e smarrimento.

Quale il male è troppo viene negato. La luce della scienza non è un lumino ma è una torcia che getta una luce ed è in quella direzione che l’umanità deve progredire. VOLTAIRE ha detto : “ La superstizione mette il mondo in fiamme, la filosofia le spegne.” Il comportamento dei negazionisti appare sempre più un arretramento verso scenari di oscurantismo, una regressione ad un mondo in cui la paura diventa uno strumento di arretramento, una visione di un mondo ostile in cui il controllo o la supremazia dei potenti è l’unico nemico da temere.

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