Attualità

Un amore di microchip

By on 09/01/2019

Ieri sera ho visto un film unico nel suo genere per le riflessioni che suggerisce e per le domande che pone. Il film era “LEI” di Spike Jonze del 2013 con Joaquin Phoenix. Il cuore della storia è dato dal rapporto con un sistema operativo che va oltre in quanto la voce del computer dialoga con il protagonista, e instaura un vero e proprio rapporto affettivo. Non intendo recensire la pellicola, non è quello che mi muove ma le suggestioni che mi ha indotto a fare. Nonostante l’ora tarda non riuscivo a dormire e continuavo a pensare al futuro prossimo e a quello che verrà.

E’ sotto gli occhi di tutti la disgregazione dei rapporti tra uomo e donna, l’impossibilità spesso manifestata dall’uomo di accettare la fine di una relazione, la fruizione immediata del rapporto senza dare importanza al tempo, allo spazio della conoscenza, alla sopportazione dei momenti di crisi. Tutto deve consumarsi velocemente e quando perde sapore una storia viene sostituita da una nuova. Mi viene da pensare all’amore come un caleidoscopio di luci, un arcobaleno vivace di contrasti che appare e nel giro di breve scompare come un fenomeno meccanico. Tante solitudini che si incrociano per un breve periodo per poi allontanarsi per cercare felicità immediate e senza rischi. Un amore facile, breve come un’ intramuscolo. Quali prospettive? Nessuna.

Dall’altro lato le macchine intelligenti, sempre più perfezionate dall’uomo. Piccoli robot, a volte minuscoli come spilli che ti coordinano gli elettrodomestici di casa, ti guidano in auto, sostituiscono parti del tuo corpo ammalate,e perché no, a distanza di qualche anno, forse non molti, questo rapporto non sarà solo tecnologico ma anche più “umano”. Ma questo cosa significa veramente?
Quali interrogativi scatena?

Può crearsi un rapporto paritario tra uomo e macchina? Può un uomo innamorarsi di una voce? E il computer può provare un sentimento? Probabilmente no. Ma la tecnologia può costruire nel tempo una macchina molto simile all’uomo, sicuramente ci sarà un avvicinamento tra i due sistemi, quello umano e quello tecnologico. L’uomo è sempre più incapace di sopportare delusioni e perdite,in quanto incalzato dal possesso degli oggetti e deprivato di anticorpi contro la delusione, cerca scorciatoie alla sofferenza e quale rimedio ottimale e facile come quello offerto dalla tecnologia? Già ora molti rapporti attraverso la chat sono virtuali e iniziano e finiscono con un messaggio su whatsapp. C’è una superficialità che garantisce una protezione sicura dalle sofferenze, dalla perdita.

Credo in ogni caso che la fruizione di una macchina e le sue molteplici possibilità di utilizzo, diventeranno uno strumento indispensabile nella vita dell’uomo ma dopo l’entusiasmo iniziale lo renderanno sempre più solo. L’essere umano ha bisogno di costruire un rapporto basato sull’ascolto ma anche sulla fisicità. Se l’idea che gli esseri umani come tante monadi possano dialogare con un microchip può avere una fascinazione immediata, nel tempo potrà creare dei vuoti che solo il rapporto con l’essere umano può completare.

L’uomo ha bisogno di innamorarsi,di individuare in un essere unico e insostituibile il suo codice-gemello. Il sistema operativo, per sua natura, nasce per rendere un servizio all’uomo ma non instaura un rapporto in esclusiva con UN essere umano. Questo fattore non è di poco spessore in quanto il vuoto emozionale e la mancanza di un rapporto vero porteranno ad un recupero della genuinità di un sentimento tra umani. A meno che l’intelligenza artificiale non crei tra magari venti o trenta anni un computer, che rappresenti una perfetta fusione tra uomo e macchina, interagendo in un sistema in cui emozioni e tecnologia si fonderanno in perfetta simbiosi. Un matrimonio tecnologico, insomma, un’evoluzione bizzarra dell’umanità che non cerca esseri diversi su altri pianeti, ma crea una fusione umana e tecnologica e allora… forse i vuoti dell’individuo troveranno nella tecnologia un valido sostituto.

Mi piace concludere con un frase dello scrittore di fantascienza e biochimico russo, ISAAC ASIMOV che disse:” La vita è piacevole, la morte è pacifica. E’ la transizione che crea dei problemi.

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