Attualità

La “Terra buona“ di Emanuele Caruso

By on 12/03/2018

Questa volta ho deciso di parlarvi di un film che mi ha colpito in maniera particolare. Si tratta dell’opera seconda di EMANUELE CARUSO, un regista di Alba, dal titolo “ LA TERRA BUONA”. In programmazione in questi giorni nella città di Torino. Non sono abituata a recensire opere cinematografiche, tuttavia ritengo che il lavoro compiuto da questo giovane regista sia assolutamente significativo e unico nel panorama del cinema italiano.

Innanzitutto si tratta di un’opera di CROWDFUNDING, è infatti totalmente finanziato dal basso ed in visione, per breve tempo, in poche sale in tutta Italia. Nasce da un lavoro di squadra finalizzato a mettere insieme tre storie che si caratterizzano per una loro spiccata originalità. Siamo nella VAL GRANDE una zona ai confini con la Svizzera. Un luogo di pura bellezza dove non è possibile trovare negozi, strade o luce. Qui ci vive padre SERGIO, in una baita insieme ad un altro uomo, GIANMARIA, una sorta di factotum. La pace di quelle borgate viene sconvolta quando GianMaria si presenta da padre Sergio con due giovani mai visti prima, che si sono recati in quel luogo per cercare una persona che il monaco sta tenendo nascosta.

Cosa colpisce di più di questa storia? Innanzitutto la bellezza del silenzio, della natura che ci parla un linguaggio a cui siamo disabituati da troppo tempo. C’è un uomo in fuga, interpretato dall’attore Fabrizio Ferracane, un medico che ha sperimentato una nuova terapia contro il cancro, il quale ha ottenuto alcuni risultati non sempre lusinghieri, ed è in compagnia di un ragazzo romano che lo segue e lo aiuta. Gea, accompagnata dall’amico Martino, è invece una giovane ammalata che ha saputo che in quel luogo si nasconde questo medico e desidera provare questa nuova terapia, assumere questo rischio. Il collante attorno al quale tutti i personaggi ruotano è padre Sergio. La spiritualità di quest’uomo si desume dalla vita semplice che conduce, dall’unione con la natura e con il cibo di quelle valli. Una dimensione che sembra così lontana da quella vorticosa e stressante che ci coinvolge e ci rende schiavi della tecnologia e da una vita dettata da ritmi imposti.

Il film pone numerosi interrogativi ai quali ognuno di noi può dare una risposta ma soprattutto ci spinge a considerare, a mio avviso, l’importanza e la centralità di un’esistenza che recuperi il valore della natura, del cibo, della convivialità e nella quale, se non esiste una ricetta sicura e attendibile per alcune malattie, riporta però l’individuo a contatto con la terra buona. Nel film padre Sergio mostra ai suoi ospiti una biblioteca che ospita circa 60.000 volumi, che il religioso ha raccolto in tutta la sua vita, in quella piccola frazione sconosciuta, tra i monti al confine con la Svizzera. In una delle immagini ultime del film Padre Sergio consegna a questo piccolo gruppo di persone, nella cappella nella quale li riunisce, un sacchetto di terra che pone al loro collo come un pro-memoria, una testimonianza che deve portare a riflettere.

Questo film lascia agli spettatori una risposta aperta alle numerose domande che sorgono al termine della visione: 1. la natura può salvare l’uomo da se stesso e dalle sue paranoie? 2. La cultura e la spiritualità rendono l’individuo libero e quindi più felice e più pronto a contrastare le difficoltà, come la malattia e quanto altro la vita pone davanti a noi? 3.La medicina tradizionale è l’unica in grado di far stare bene le persone?4.Essere sani vuol dire stare bene con se stessi?
La risposta è all’interno di ognuno di noi, non ci sono VERITA’PRECOSTITUITE e questo è il messaggio migliore che un cineasta può trasmettere al suo pubblico: farlo sentire libero di interpretare il messaggio del film calandolo nella propria esistenza.

LA TERRA BUONA #passaparola Cast: Lorenzo Pedrotti, Fabrizio Ferracane, Viola Sartoretto, Cristian Di Sante, Giulio Brogi, Orfeo Orlando, Mattia Bragia, Sergio Albelli, Stefano Eirale, Paolo Manassero.

 

 

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