Attualità

Da Trump al selfie

By on 02/11/2017

 

Qualche giorno fa sono stata ad una conferenza tenuta dal prof. Maurizio Ferraris, docente di filosofia teoretica all’università di Torino. La conferenza verteva sul concetto di post-verità e democrazia.

I concetti introdotti e sviluppati dal professore erano molti ma mi ha colpito in particolare
lo sviluppo del pensiero che parte da un fatto di tutta evidenza che pone l’uomo di fronte ad una società profondamente cambiata in cui il lavoro e il sostentamento dell’individuo non sono più il perno sul quale si costruisce, ma che è stato sostituito dal concetto di DOCUMEDIALITA’, quindi non più sostentamento.

DOCUMEDIALITA

Il web è uno strumento attivo e non passivo, è un sistema di costruzione della realtà e di mobilitazione delle intenzionalità singole e collettive. Genera documenti ed elabora fatti e in questo consiste il concetto di DOCUMEDIALITA’.Non si producono più merci ma si producono NOTIZIE.

Richard RORTY, filosofo statunitense, riteneva che alla filosofia “normale”, cioè quella ufficiale e condivisa dagli ambienti accademici e sempre più incapace di affrontare i veri problemi degli uomini, era necessario contrapporre una filosofia “rivoluzionaria”, che rifugge le pretese fondazionali e sistematiche, e si limita a far riflettere il lettore anziché a convincerlo. Ne deriva una filosofia “postfilosofica”, che non ricerca la verità ultima, ma si accontenta di essere conversazione, saggezza pratica, utopia solidaristica.

La questione ultima è che siamo di fronte una società in cui il singolo diventa veicolo di notizie, che prendono forma sui canali sociali e vengono divulgate. Non è un problema che deriva dal web, ma semmai dall’USO che l’uomo ne fa. Il professor Ferraris ha precisato che nel mondo di oggi non si producono più merci ma documenti. La SCRITTURA nella sue varie forme, ha sostituito la produzione di merci, con la mobilitazione degli individui nel recepire notizie e diffonderle in rete, nel discutere e non accettare tesi aprioristiche ma mettere tutto in discussione. Questa può considerarsi una forma di democrazia anche se i rischi sono connessi al fatto che mettere in discussione e rovesciare tesi può portare a derive pericolose. Da un fatto accreditato e di cui si conoscono le fonti ad un fatto manipolato in quanto sottoposto al giudizio di molti,e alla visione leggermente corretta che deriva da piccole variazioni, anche lessicali, si può tranquillamente passare al concetto del VEROSIMILE e snaturare la notizia, svuotarla della sua portata.

Ad esempio il presidente TRUMP, pur essendo stato votato da molti americani, è un prodotto e un risultato di questa società. E’ diventato lo specchio di una società che ha sostituito il vero con il verosimile e cioè ,se ciò che afferma il presidente in un suo discorso non è totalmente corretto o non corrisponde al vero, non ha molta importanza, perché rappresenta il prodotto della società nella quale viviamo ed è stato votato perché uomo di successo e non importa quanto di vero ci sia nelle sue parole.

Il web ha portato l’utente al centro del mondo della comunicazione e lo ha fatto consentendogli di essere visto, di esprimere il proprio parere su tutti i canali sociali nei quali è iscritto, di interagire con altri fruitori e di diventare egli stesso PROTAGONISTA ,in una corsa continua verso una notizia che non appena divulgata diventa già vecchia, analizzata e smembrata da una moltitudine di utenti del web.

Un altro concetto di cui si fa uso ed abuso è il cosiddetto SELFIE. Per il professor Ferraris il selfie è un desiderio di riconoscibilità piuttosto che un’esigenza narcisistica. Questa necessità passa dagli uomini politici all’uomo qualunque. A dimostrazione che il web e gli strumenti connessi, come i canali sociali, hanno ribaltato completamente il ruolo dell’utente e del fruitore dei contenuti.

L’ESSERCI conta più del contenuto vero e proprio della notizia. Documentare e registrare nel momento in cui si produce il fatto è il vero motore che trascina l’umanità e documentarlo con un selfie è come dire ci sono anch’io proprio ora.

 

 

TAGS
Il mio Twitter