Attualità

In memoria di Giovanni Falcone

By on 22/05/2017

Se si cercano notizie in rete di Giovanni Falcone, il magistrato siciliano ucciso dalla mafia a Capaci nel 1992, si trovano una quantità enorme di informazioni. Su wikipedia, si dice che venne al mondo il 18 maggio del 1939 nel quartiere della Kalsa a Palermo, e nacque con i pugni chiusi e senza urlare. Nel momento in cui la madre lo partorì dalla finestra aperta entrò una colomba simbolo di pace. Nacque nello stesso quartiere di Paolo Borsellino e Tommaso Buscetta. E questo la dice tutta sulla contiguità di situazioni e ambienti in cui i cittadini onesti sono cresciuti accanto ad esponenti della criminalità.

Falcone ha detto: “ L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”.

Ma il concetto più importante che ha perseguito in tutta la sua vita credo sia quello della legalità, intesa come ricerca continua di ripulire la propria terra, un compito difficile anche perché ostacolato nel tempo da invidie e rivalità che l’hanno portato a trovarsi solo, anche di fronte a chi avrebbe dovuto appoggiarlo, tra gli stessi colleghi magistrati.
In un famoso passo de “Il Principe”, il Macchiavelli descrive gli uomini come “ ingrati, volubili, simulatori, fuggitori di pericoli e cupidi di guadagno.” Questa è l’esatta definizione di molti personaggi che hanno affiancato il giudice negli anni in cui combatteva contro la mafia, appoggiandolo fintamente fino a quando non si sono rivelati per quello che erano.

Del resto la solitudine dell’uomo è una caratteristica di tutti coloro che agiscono per ricercare la verità, qualunque essa sia.

Ma di quel 23 maggio 1992 è rimasto un freddo elenco di vittime, un fotogramma di quello squarcio in autostrada, e il dolore di non avere capito il sacrificio di quest’uomo che ha combattuto una vera e propria guerra senza essere appoggiato dalle istituzioni. E non basta un albero piantato davanti alla sua casa, tantomeno fiaccolate o dibattiti televisivi quando la natura dell’uomo resta definita con efficacia dal Macchiavelli a sancire un carattere nazionale che l’evoluzione e il progresso non hanno saputo modificare.

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