Attualità

Educare alle differenze come valori

By on 19/01/2016

La cronaca recente ha segnalato un caso di sospetto bullismo di cui sarebbe stata vittima una ragazzina dodicenne di Pordenone, che in seguito a comportamenti vessatori subiti a scuola, si è gettata dal balcone di casa, fortunatamente senza conseguenze gravi. Quando un caso così esplode porta alla luce un fenomeno che appartiene all’ambiente scolastico dai tempi del libro “Cuore” di Edmondo De Amicis. Non è un portato del mondo di oggi, ma un retaggio antico che rappresenta ciò che l’individuo è capace di costruire quando si unisce al branco e soprattutto quando individua nell’altro una debolezza. Bisogna educare alle differenze come valori.

Al bullismo in ambito scolastico oggi si aggiunge il cyberbullismo che possiede una connotazione ancora più sottile: il fatto cioè che la rete consente anche il totale anonimato e la possibilità di agire senza rivelare la vera identità attraverso identità false.

I bambini imparano molto presto a fare gruppo, a identificarsi nel più forte e a farne un capo sui banchi di scuola. Coloro che vengono considerati deboli o per caratteristiche fisiche (handicap) o a livello psicologico e quindi diversi, in alcuni casi vengono isolati quando non subiscono vessazioni vere e proprie.

Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a questi bambini che patiscono in maniera seria forme di emarginazione e di persecuzione, che non sempre il gruppo è autorevole e degno di rispetto o considerazione. La forza spesso sta nel CORAGGIO delle proprie idee, nello staccarsi dall’omologazione, per trasformare le proprie debolezze in PUNTI DI FORZA. Del resto questo concetto è espresso anche nelle filosofie che stanno alla base delle campagne pubblicitarie o addirittura nelle campagne promozionali di leader politici.

L’INSEGNANTE ha un ruolo fondamentale, ma spesso è lasciato solo e non ha strumenti sufficienti, del resto gli istituti scolastici non desiderano certo una pubblicità negativa, per cui questi fenomeni passano sotto silenzio, fino a quando non succede un fatto grave come quello di Pordenone.

Occorre PARLARE con i bambini che subiscono, spiegare che essere esclusi da un gruppo non ha alcun significato, se proprio quel gruppo si comporta in maniera prepotente e prevaricatrice. E’ necessario cercare nuovi amici che sappiano cogliere il vero valore dello stare insieme, nel rispetto di tutti.

Nei confronti dei bambini che si comportano da bulli c’è bisogno invece che i genitori gli insegnino a non sfogare la rabbia su altri bambini, probabilmente hanno solo bisogno di essere ascoltati senza che la condiscendenza dei genitori su ogni loro capriccio diventi il modo per farli sentire dei piccoli dittatori al di fuori delle mura di casa.

Il principio che coloro i quali sono affidati a noi devono, prima di ogni altra cosa, non essere danneggiati, dev’essere riconosciuto altrettanto fondamentale per l’educazione di quanto lo è per la medicina.
(Karl Popper)

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