Attualità

Simenon: l’impronta decisa di un grande narratore

By on 13/05/2015

Seguendo una conferenza al Centro Pannunzio di Torino incentrata sulla figura di SIMENON, sui luoghi dei suoi romanzi e sulle donne della sua vita, mi sono ricordata di quando divoravo i suoi romanzi per respirarne a pieni polmoni le sue ambientazioni. Nella settimana dedicata al Salone del libro di Torino mi piace ricordare l’IMPRONTA DECISA DI UN GRANDE NARRATORE.

Quello che più rimane leggendo i romanzi è la forza prepotente delle ATMOSFERE che si respirano. Egli conosceva perfettamente gli ambienti parigini degli anni venti e trenta, come anche i canali navigabili del nord della Francia, in quanto addirittura ha vissuto per circa sei mesi su una imbarcazione insieme alla prima moglie. Ha navigato sui canali tra Francia, Belgio e Olanda.

Attraverso i suoi racconti c’è un tempo che scorre lento, in cui accadono fatti inesorabili, documentati dallo sciabordio dello scafo nell’acqua, dalla nebbia soffice.
I caffè parigini sono luoghi in cui gli uomini e le donne che si incontrano per caso o per abitudine, sono avvolti dal fumo e dall’odore forte dell’alcol. C’è una borghesia decaduta, famiglie altoborghesi che hanno perduto il potere sociale ed economico e che tentano faticosamente di mantenere un’immagine sociale decorosa. Le passioni oscure portano i personaggi verso una decadenza inesorabile e verso la disgregazione della famiglia.

La caduta che travolge i personaggi dei suoi romanzi può colpire ogni essere umano, a qualsiasi ceto sociale appartenga. Quando i personaggi passano la linea il narratore è lì a testimoniare quella CADUTA. Nel suo racconto scrupoloso si percepiscono anche gli ODORI, il profumo del caffè di una piccola portineria, o i RUMORI come quello della marea che si innalza. Senza dimenticare i dettagli nelle descrizioni dei personaggi, donne piacenti ma infagottate in assurdi vestiti, oppure insospettabili servette che indossano calze di seta che si intravedono sotto vestiti dimessi. Ogni elemento disegna un ambiente, colora o traccia segmenti di un’umanità a volte crudele, volgare, abbietta.

Simenon sa tessere quella sottile trama che unirà in un unico destino mondi separati passando con disinvoltura dall’alta borghesia alla vita dei clochard. E lo fa qualche volta attraverso dei dettagli come nel romanzo :”IN CASO DI DISGRAZIA“, quando descrive il ricco avvocato e la moglie snob protagonisti del romanzo, mentre osservano dalle finestra del loro lussuoso appartamento i barboni addormentati sui loro giacigli ai bordi del fiume e lo fa restituendo al lettore la percezione concreta che un giorno essi stessi finiranno per avere la stessa sorte di quei barboni, o comunque saranno travolti da eventi imprevedibili.

E poi ho scoperto tra i suoi romanzi”HOTEL DEL RITORNO ALLA NATURA” un testo scritto nel 1935 e pubblicato nel 1938 nel quale lo scrittore belga affronta un tema tutt’altro che superato ancora oggi, quello della natura incontaminata e considerata bonaria nei confronti dell’uomo. Un gruppo di uomini convinti di abbandonare la civiltà corrotta si trasferiranno su un’isola delle Galapagos, per riavvicinarsi alla Natura. Però non rispettando l’ambiente saranno essi stessi vittime di una natura che si ribella alle prepotenze dell’uomo.

La fantasia di Simenon e la cifra della sua grandezza è stata quella di restituirci integralmente un mondo PERDUTO fatto di luoghi e figure come paesaggi dell’anima. Il mondo raccontato nei suoi romanzi, è fatto di persone che stanno perdendo tutto, o che hanno già perso e stanno scendendo in fondo all’abisso. La sua scrittura è come una TELECAMERA che si introduce dalle finestre di una casa sulla SENNA, oppure attraverso le piccole finestre delle chiatte sulla MARNA per raccontarci un universo di meschinità, di abiezione, di ricatti, di piccole vendette consumate sul retro di qualche locanda di provincia.

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