Attualità

Pasolini e i modelli educativi

By on 10/03/2015

In un mondo in cui comunicare, condividere spazi o progetti è veloce e virale non accade lo stesso quando si tratta di MODELLI EDUCATIVI POSITIVI. Mi sono chiesta, direttamente sollecitata dall’anniversario della nascita di PIER PAOLO PASOLINI, come egli avrebbe visto questa società ORA con le sue molteplici storture, soprattutto rispetto alla funzione fondamentale della formazione, in quanto Pasolini è stato anche insegnante.

In alcuni articoli del ’47 e ’48, quando insegnava alla scuola media di Valvasone, in provincia di Pordenone, ha avuto modo di occuparsi anche di pedagogia e didattica e ha fatto alcune considerazioni che ho tratto dal sito www.homolaicus.com: “egli comprende che i bambini non sono, come erroneamente si ritiene, dei PURI DI CUORE, anzi sono moralmente molto inquieti: quindi l’insegnante non è al loro cuore vulnerabile che deve rivolgersi, bensì alla curiosità, attivandola e dirigendola verso i fini dell’apprendimento. La repressione degli istinti è dannosa: il bambino o il ragazzo deve scoprire in sé quale è la sua vocazione più autentica e farla diventare una passione fine a se stessa. Non sono le cose semplici che incuriosiscono il discente ma, al contrario, le difficoltà che affinano in lui il senso critico e determinano la caduta degli idoli, che altrimenti lo renderebbero un adulto conformista e represso.
Ritiene assurda l’obbligatorietà dell’insegnamento della RELIGIONE nelle scuole, perché la religione è conquista anche sofferta del singolo, non un acquisto aprioristico e quasi imposto.
Una grande funzione morale ed estetica può avere la POESIA insegnata a scuola, purché sia veramente e storicamente compresa, ed inoltre stimoli la coscienza LINGUISTICA del ragazzo. In una poesia il poeta esprime i suoi sentimenti, quindi chi la legge deve capire il meccanismo formale che conduce dalla introspezione alla espressione. Inoltre ogni approfondimento sentimentale porterà a uno linguistico, e viceversa, così il ragazzo potrà discostarsi dalle abitudini e dagli istinti e accorgersi meglio di sé e del suo ambiente”.

Sulla base di questi concetti così chiari esposti in anni molto lontani, a mio avviso ancora validi, c’è un primo problema che riguarda il mestiere del docente. Innanzitutto OGGI manca un’attenzione al lavoro dell’INSEGNANTE, manca una giusta retribuzione e una giusta collocazione nella società. Nel senso che pagare poco chi si occupa di trasmettere il sapere, o far si che per anni egli non si possa sentire se non precario, è come tagliare le gambe alla propria nazione, all’evoluzione di un paese. Ne deriva per un ragionamento a cascata, che se non è percepita l’importanza della funzione del docente nel costruire COSCIENZE CRITICHE, MODELLI EDUCATIVI perde qualsiasi valore la trasmissione del sapere per le nuove generazioni.

La società, veloce e dinamica, non può pensare che la famiglia possa essere lasciata da sola a svolgere un compito COMPLESSO e DELICATO come quello educativo soprattutto quando molto spesso i genitori sono assenti, oppure la famiglia è disgregata laddove un genitore assume su di sé un peso ancora più grande.

La letteratura e la poesia hanno un compito primario, ma non devono essere percepiti come interessi secondari, lontani dal nostro mondo tecnologico, perché le STORIE degli uomini e la vocazione al RACCONTO DISTINGUONO l’uomo dalla macchina. Soltanto un rapporto e un intreccio paritario tra nuove tecnologie e conoscenza può sviluppare nuove generazioni solide e protette dal mondo vuoto e pieno di falsi idoli.

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