Attualità

Perché la moda del libro dura solo una settimana

By on 08/05/2014

Ogni anno alla vigilia della Kermesse del libro di Torino, un dato di fatto si evidenzia: il calo vistoso dei lettori e dell’interesse verso il libro in sé.

Forse la comunicazione legata alla promozione della lettura dovrebbe essere completamente rivoltata per ottenere qualche risultato in più. Durante i giorni i cui si svolge la fiera gli stand sono pieni di gente che si avvicina ai vari gruppi editoriali e compra i libri perché la fiera del libro è un evento al quale non si può mancare, ma il trend di una settimana non trascina un mercato editoriale in crisi. La lettura non è una questione di moda, è un processo continuo di crescita di un individuo durante tutto l’arco della sua esistenza e non basta una settimana all’anno ad incidere su un mercato così in crisi.

La lettura come strumento di crescita e veicolo di formazione spesso non ha un impatto travolgente ma è linfa unicamente per una parte minore della popolazione. Se si partisse da un concetto diverso di promozione della lettura che si declinasse in modo che sia il libro a raggiungere i lettori e non viceversa, si otterrebbe forse qualche risultato in più. Cominciando dai luoghi di costrizione come carceri, ospedali, pensionati e istituti scolastici. Ho usato il termine costrizione ad indicare “un tempo preciso” in cui persone di ogni fascia di età si trovano ferme in un luogo con del tempo in cui pensare e ragionare. Avrebbe un senso organizzare da parte delle librerie ,con una periodicità costante, dei piccoli eventi in cui estratti dei libri in commercio, vengano distribuiti gratuitamente in questi luoghi per fornire assaggi letterari e stimolare i lettori ad avvicinarsi in maniera più continua all’oggetto libro e non soltanto quando si deve fare un regalo.

Le presentazioni in libreria accolgono tutti coloro che hanno di per sé già strumenti e basi culturali, ma non raggiungono chi invece è indifferente per ignoranza, per mancanza di stimoli o di strumenti culturali.
Le grandi case editrici del resto hanno dalla loro parte strumenti di promozione come il web, la televisione, la pubblicità sui giornali, raggiungendo così la maggior parte degli acquirenti. Tutto ciò comporta un pesante condizionamento sui lettori che deriva proprio dalla capacità attrattiva dei mezzi di comunicazione che forniscono tout court credibilità all’oggetto pubblicizzato con l’unico obiettivo che è la vendita di quel prodotto. Ma la vendita di un singolo prodotto/libro non sviluppa la curiosità e la criticità dei lettori. I lettori devono essere spinti da un pensiero critico continuo che li porti a porsi dei dubbi, a confrontare i generi, a mescolare testi di autori diversi.

La lettura trasforma l’individuo perché lo rende capace di aprirsi a nuovi mondi e ad osservare il proprio confine come qualcosa di temporaneo e parziale. La lettura è contaminazione, è nascita di qualcosa di nuovo dentro di noi da una moltitudine di concetti e di idee. Non è il libro dell’anno, ma è il cammino dell’uomo attraverso le parole di tanti autori che come tanti semi germogliano dentro di noi.

 

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