Racconti

La fuga di Bebo

By on 09/11/2013

Bebo fuma in piedi con il naso schiacciato contro il vetro della stazione. Porta con sé tutto ciò che ha: uno zaino e un trolley. Nello zaino ci sono due maglie, un cellulare, dei documenti falsi, un’agenda e la foto della sua ragazza. Una foto scattata al mare due mesi prima. La ragazza è seduta su un muretto vicino ad una spiaggia e sembra guardare oltre l’uomo che scatta la foto. In quel momento ha preso coscienza con amarezza dell’evoluzione di quella storia e ha già deciso. Gli occhi della donna esprimono stanchezza,noia,rassegnazione.

Bebo fa il meccanico ed è stato licenziato da pochi giorni. Ha deciso di reagire a quel black-out emotivo, sfidando in un gesto estremo e ribelle il mondo che lo ha espulso, elaborando una piccola truffa. Prima di tutto è un inganno verso se stesso, un gioco che lo fa sentire forte, superiore, che funziona come un temporaneo anestetico. Un gioco pericoloso ad annullare la propria identità . Entra in un internet-point e invia un’email ad un albergo spacciandosi per un addetto della compagnia telefonica che deve eseguire dei lavori nella città dove ha prenotato, fissa una camera per sette giorni precisando che pagherà al termine del soggiorno, poi si ferma soltanto cinque e riparte alla mattina del quinto giorno per poi scomparire senza fare più ritorno.

Continua questo gioco alternando treni e città per circa due mesi. Non ha genitori, non ha parenti, la ragazza era il suo unico legame affettivo. Il suo cellulare non squilla mai, perché nessuno lo cerca. La notte osserva le luci che disegnano figure astratte sul soffitto della camera e il giorno cammina senza meta, guardandosi le spalle e sapendo che prima o poi la polizia sarà sulle sue tracce. Quella vita disordinata ed in fuga gli trasmette una ebrezza nuova, si sente protagonista quando nella vita è sempre stato gregario. Il sudore della fuga continua ha il profumo della libertà, la necessità del movimento è il centro della sua esistenza. Il mondo è caffè, brioche, sabbia nelle scarpe, incontri di una sera e cibo consumato in piedi.

Bebo è felice come non è mai stato nella sua vita.

Quando avverte che il cerchio si sta stringendo, si prepara con cura, indossa l’unico vestito che ha portato con sé conscio che quella vita ha un prezzo, un tempo limitato. Scatta una foto con il cellulare che riprende la sua figura davanti allo specchio dell’ultimo albergo, mentre uno spicchio di luna che si insinua attraverso la finestra, illumina le sue scarpe simulacro di quella fuga in direzione ostinata e contraria ad un destino avverso. Ha deciso che quello è il momento in cui si consegnerà al commissariato di zona e pagherà il prezzo di quell’inganno. Con un ultimo sguardo accarezza il profilo di quella stanza, essenza estrema della sua libertà,poi la sua mano afferra la maniglia della porta.

Si staglia sullo sfondo il profilo di due uomini in divisa sul pianerottolo male illuminato, allora Bebo comprende, sorride e in totale silenzio si consegna nella mani dei due uomini.

 

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