Attualità

Qualche considerazione sui padri separati

By on 27/05/2013

Non ho mai parlato nel mio blog della questione delicata dei padri separati e mi rendo conto che l’argomento, pur non essendo di attualità scottante come quello relativo al femminicidio e alla violenza sulle donne, merita un’attenzione altrettanto prepotente.

La prepotenza in questo caso, diventa categoria sotto quale inserire una serie di situazioni e contesti in cui la giustizia di un tribunale o la durezza di un assistente sociale confinano il destino di un rapporto tra padre e figlio che rimane monco e sfilacciato.

Le dinamiche di coppia seguono percorsi a volte difficili e dolorosi, si ingarbugliano, qualche volta diventano scontri come nelle trincee, come pattuglie in zone di guerra ed i figli strappati e allontanati diventano il bottino del conflitto tra i genitori.

Il figlio non è mai un bottino di guerra, il figlio è la parte migliore di un amore, è la speranza del futuro, l’abbandono di ogni meschinità personale. Non è importante se diventerà dottore o ministro, oppure se farà il falegname o l’idraulico. Il rapporto tra un padre e un figlio non deve MAI interrompersi, non deve diventare un ricordo sbiadito, deve costruirsi giorno per giorno per crescere uomini migliori, non persone che trasformino il loro percorso personale in sofferenza da far pagare a qualcun altro.

Un individuo è completo se nello sviluppo della sua personalità le due figure genitoriali sono entrambe riconosciute e non umiliate. Possono sembrare frasi retoriche ma le fratture imposte da un tribunale, da un cipiglio di una madre offesa, dalle intromissioni delle rispettive famiglie possono creare danni irreparabili, ben più gravi di una separazione legale.

Questo post vuole essere solamente una carezza sconosciuta a chi è piegato dagli eventi perché non può difendersi in un mondo che deve districarsi tra sentenze e tribunali, psicologi e assistenti sociali.

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