Attualità

Alcune riflessioni sulla pena di morte

By on 10/04/2013

Un mondo senza pena di morte sembra più vicino.
Amnesty International diffonde i dati sulle esecuzioni capitali del 2012. Che però persiste in alcuni paesi quali: USA, Cina, Arabia Saudita, Iran, Irak, Yemen.
Pare che siano riprese le esecuzioni anche in Pakistan, India, Gambia, Giappone.
Cosa spinge un paese o una nazione a dotarsi della pena di morte?

La funzione DETERRENTE è la principale, cioè indurre tutti coloro che vedono qual’è il destino di chi agisce contro la legge a desistere da un comportamento illegale.
Ma si è visto che la percentuale di coloro che continuano a delinquere è comunque sempre elevata e non incide affatto nella scelta di coloro che decidono di porsi contro la legge.

Se non è un deterrente allora è l’IMMAGINE che una nazione vuole dare al mondo della propria capacità di punire il colpevole, quindi la dimostrazione che la sanzione non è solamente minacciata ma è coerente con la politica di un nazione, e si dimostra attraverso la pervicacia con la quale un paese punisce i suoi colpevoli.

Inoltre c’è un problema che viene sottovalutato ma che invece è di enorme importanza ed è quello dell’ERRORE GIUDIZIARIO. Se un paese si definisce ARBITRO della vita e della morte dei suoi cittadini, può comunque incorrere nell’errore giudiziario molto facilmente. Quale immagine può dare un paese che condanna un innocente alla pena di morte?

Allora la funzione della pena di morte non è più solamente una funzione deterrente o d’immagine ma è anche qualcosa di più. La rieducazione o la riabilitazione di un detenuto sono concetti che, se applicati con metodo e con risorse, possono dare dei risultati nel lungo periodo. Troppe risorse dovrebbero essere investite e un paese non può investire in risorse a favore dei criminali. Se poi lo stesso denaro può invece essere utilizzato per acquistare armi, o aerei militari, allora si tratta di un investimento che ha un’utilità per un paese.

La rieducazione di un criminale non interessa a nessuno. Anzi nell’immagine collettiva il detenuto a cui viene tolta la vita non ha più costi sociali, ma ciò avviene in molti paesi a distanza di decenni e in ogni caso con enormi costi che potrebbero invece essere impiegati nella riabilitazione. Il criminale è sempre qualcun altro lontano da noi, dal mondo civile. Con la pena di morte una nazione si libera di un elemento di disturbo e nello stesso tempo dimostra la propria erronea capacità di controllo del crimine.

La questione ETICA che invece è centrale non ottiene alcuna considerazione perché dove impera la pena di morte non c’è bisogno di un paese ideale, nel quale esista il concetto del perdono, della riabilitazione, perché nessuno vuole nuovi cittadini altrimenti come si misura la forza di un paese e la sua autorevolezza se non attraverso la repressione brutale del crimine che avviene appunto con la pena di morte?

 

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