Racconti

I flutti della libertà

By on 12/03/2013

Da alcuni giorni c’è una nave dispersa nell’Atlantico dal suggestivo nome: “LYUBOV ORLOVA”
La “Orlova” è dispersa attorno alle coste irlandesi. Si è spezzato un cavo che avrebbe dovuto condurla alla sicura distruzione.
Sulla nave non c’è nessuno.
Ha mandato un sos. In realtà si è attivato un dispositivo automatico ma la nave ha in ogni caso scelto la libertà. La libertà dalle rotte impostate da un armatore, la libertà di incontrare le onde, di scrutare l’orizzonte infinito, di fondersi con le acque nella tempesta. L’anima di quella nave non si arrende ad un destino segnato.
Non ha bisogno di qualcuno che la conduca, perché si è separata definitivamente dal giogo del suo comandante, perché non è serva del suo equipaggio ma è soggetta solo ai flutti.

La nave lentamente ha cominciato a scivolare fendendo non solo le acque ma anche le brume delle coste irlandesi. Si è animata, in un’estremo atto di rivolta, alla sua morte sicura affrontando le acque senza alcun timoniere. Ha scelto la libertà, il profumo intenso dell’acqua salmastra, la spuma che forma riccioli attorno allo scafo. Ha scelto di morire, se dovrà, nel suo elemento naturale, o di vivere ancora schiaffeggiata dalle onde o illuminata a giorno da una luna amica che l’accompagna nelle notti di bonaccia.

Lyubov Orlova, che da il nome alla nave, è un’attrice russa famosa negli anni trenta e cinquanta del ventesimo secolo. Attrice preferita da Stalin.
Nel 1972 il governo le dedica un asteroide, dopo la sua morte le viene dedicata una nave immensa, appunto la “Lyubov Orlova” pensata per le esplorazioni nell’Artico e nell’Antartico. Anche l’attrice nel suo lavoro è l’estensione estrema del pensiero e del corpo del regista, che le attribuisce un’anima in forza del testo che andrà ad interpretare.
Mi piace pensare che l’anima del’attrice Lyubov Orlova conduca la sua nave solitaria come un timoniere fantasma, libera anch’essa finalmente dal gioco dei ruoli imposti dal regime, senza timone e senza meta. In un estremo atto di fusione con la sua nave, perdutamente abbandonata tra le onde, non più nuda interprete di un testo già scritto, ma interprete di se stessa grazie alla fusione con la sua nave temeraria.

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