Racconti

Brezza del mattino

By on 19/02/2013

Al piano bar “ La notte blues ” Asami Kimura cantava da quattro anni. Era venuta in Italia da Osaka con un fidanzato italiano e non era più tornata a casa. Il fidanzato si era dileguato dopo pochi mesi e Asami, che era appassionata di canto, aveva iniziato a proporsi come cantante di piano bar.  Aveva studiato canto ad Osaka e dopo un anno circa di tentativi, era riuscita a farsi assumere presso “ La notte blues”.
Di giorno faceva la stiratrice in una lavanderia e la sera cantava nel locale.
Era minuta, portava capelli molto lunghi e neri e si ostinava ad indossare delle tuniche a fiori, con motivi floreali giapponesi, che non erano affatto indicate in un locale di tipo occidentale e tantomeno in un piano-bar. Ma su quel punto Asami era stata inflessibile con il proprietario. Il repertorio lo aveva concordato con il pianista e con il sassofonista, ma l’abbigliamento doveva restare una sua libera scelta. Spesso queste tuniche, che la avvolgevano da capo a piedi, anziché nascondere la sua bellezza la esaltavano. Inizialmente il proprietario era stato contrario, in quanto pensava che tutti quei centimetri di pelle coperta avrebbero allontanato gli sguardi degli uomini anziché avvicinarli.
Asami Kimura possedeva una caratteristica: la leggerezza. Quando provava con i musicisti prima dello spettacolo, aveva la capacità di aggirarsi lungo il palco con una tale impalpabile presenza che più che muoversi, sembrava dileguarsi con fruscii improvvisi con la stessa consistenza con la quale i petali dei fiori cadono dagli alberi. Inoltre concentrava su di sé un misto di sensualità e delicatezza e il confine tra le due qualità sembrava non definito. L’occhio dell’uomo che l’osservava mentre si esibiva, percepiva un senso di dolce vertigine, di leggero senso di vuoto, di protezione e attrazione nello stesso tempo.
Sorrideva poco Asami e nulla si sapeva della sua vita precedente, tanto meno delle sue frequentazioni fuori dal locale. Ma era sempre stata puntuale e non aveva mai dato problemi per cui tutti si fidavano di lei e l’apprezzavano.

 

Una sera al termine dell’esibizione  tutto il personale compresi i musicisti, avevano lasciato il locale. Si erano fermati solamente il proprietario e la ragazza. Quella sera accadde un fatto particolare.
Il proprietario dovette uscire di corsa in quanto la moglie a casa si era sentita male e lasciò ad Asami le chiavi del locale con l’incarico di preoccuparsi di chiuderlo. La ragazza spense tutte le luci e andò in camerino a cambiarsi. Dopo alcuni minuti sentì un rumore forte provenire dall’ingresso e rimase ferma, con le mani tremanti lungo i fianchi, immobile, senza sapere che fare. Erano le tre del mattino e non si sentiva alcun rumore per la strada. La donna si era appena voltata verso il muro per infilarsi le scarpe ed andare a controllare cosa stesse accadendo, quando avvertì un oggetto premuto forte contro un rene e subito una mano si protese contro la sua bocca per impedirle di urlare.
“ Stai ferma e zitta e non ti accadrà nulla” disse l’uomo alle sue spalle mentre la teneva ferma. Poi l’uomo voltò la ragazza verso di lui e le tolse le mani dalla bocca.
“ Ehi giapponese dammi la combinazione della cassaforte!” disse l’uomo con tono alterato.
Nel locale c’era una cassaforte nella quale il proprietario conservava l’incasso della serata.
“ Non lo so!” urlò la ragazza tremante.
“ Non urlare!” disse l’uomo puntandole la pistola sotto il mento.
Asami nonostante l’uomo la stringesse forte per le spalle continuava a dimenarsi come un pesce in una rete.
“ Come ti chiami, ragazza?” chiese l’uomo abbassando la pistola.
“ Asami” pronunciò con un filo di voce.
“ E che significa?”
“ Brezza del mattino” aggiunse guardandolo dritto negli occhi.
L’uomo le sorrise poi continuò:
“ Brezza del mattino ora chiamerai il tuo padrone e gli chiederai la combinazione. Adesso!” Mentre diceva questo afferrò il telefono e la costrinse a comporre il numero. Ottenuta la combinazione l’uomo spinse Asami fino alla stanza dove si trovava la cassaforte.
Mentre l’uomo armeggiava ed era concentrato a comporre i numeri, Asami fu colta da un pensiero improvviso. Con la velocità di un fulmine si concentrò e prese per mano la sua paura senza tentennamenti. Nel momento in cui l’uomo estraeva il denaro dalla cassaforte, la piccola Asami cintura nera di karate, con una mossa fulminea atterrò l’uomo e poi con il calcio della pistola lo tramortì. Cercò una corda con la quale lo legò come un salame contro un tavolo e gli strappò dalle mani l’incasso contenuto nella cassaforte.
Non ebbe molto tempo per riflettere la ragazza, recuperò i suoi oggetti personali e infilò il denaro in una borsa. Salì sulla sua autovettura e cominciò a guidare senza una destinazione precisa lasciandosi alle spalle la notte che si stava assottigliando.
Asami sempre più in preda al panico si diresse verso strade fuori mano senza alcun controllo. Aveva agito senza alcun calcolo preciso, sull’onda dell’emozione più primitiva, preda di un demone interiore che la spingeva a fuggire, a correre. Sicuramente il suo capo aveva già avvertito la polizia e presto avrebbero trovato l’uomo legato al tavolo.
Nel frattempo aveva imboccato una di quelle strade di campagna in mezzo a enormi distese di campi di girasole. Decise di fermarsi per capire come poteva risolvere quel problema. La reazione nei confronti del rapinatore le aveva fatto sentire di avere un potere speciale, una padronanza assoluta su quella situazione. Poi avvertì nello stesso tempo il desiderio di impossessarsi di quel denaro che le avrebbe permesso di ritornare subito in Giappone. Le mancava molto la vita che conduceva ad Osaka ed il pensiero di tornare a casa era nato in lei in maniera inaspettata, come un guizzo improvviso, nello stesso momento in cui aveva atterrato il rapinatore. Eppure non aveva con sé il passaporto e la polizia l’avrebbe sicuramente bloccata all’aeroporto. Risalì in macchina indecisa sul da farsi. Si rese conto che aveva fatto una cosa completamente sbagliata, un gesto d’impulso assurdo che le stava rovinando qualsiasi prospettiva per il futuro. Un colpo di testa. Decise che sarebbe ritornata indietro e avrebbe restituito il denaro sottratto, anche se il capo l’avrebbe sicuramente licenziata.
Mentre rifletteva su questi aspetti non si accorse, per l’estrema agitazione che la tormentava, di avere imboccato una strada contromano. Giunse dopo poco un’autovettura nella direzione opposta che le fece perdere il controllo spingendo la sua utilitaria giù per un dirupo. L’auto si ribaltò completamente ed Asami rimase con il corpo incastrato sotto le lamiere della macchina.
L’orologio sul cruscotto segnava le cinque del mattino e una leggera brezza accarezzava le sterpaglie che crescevano ai bordi delle lamiere attorcigliate. La luce di un alba fredda di inizio primavera illuminò i resti di quell’autovettura, così come una luce artificiale illumina un palcoscenico, proprio mentre un corridore passava in quel momento in un sentiero a fianco. Non si sentiva alcun lamento provenire dalla macchina e l’uomo si fermò osservando la scena senza sapere esattamente cosa fare. Poi vide il corpo di una donna dai lunghissimi capelli neri stesa sul sedile a fianco a quello del guidatore, la donna era immobile. A poca distanza tra le sterpaglie una borsa di pelle era stata sbalzata dal finestrino e l’uomo si piegò per raccoglierla, la aprì e vide un incarto con del denaro. Non contò nemmeno il denaro, prese la borsa e l’infilò velocemente dentro uno zaino che aveva portato con sé. Si guardò attorno mentre una lama di sole si insinuava tra i rami di un albero disegnando figure geometriche sul terreno, poi riprese la sua corsa nel silenzio del nuovo mattino.

 

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