Racconti

Un frammento da Tokio 91

By on 28/11/2012

Quella notte Marco aveva preso servizio alle venti come al solito. Era una sera di fine ottobre e pioveva. Pioveva da alcune ore sulla città. Marco fermo al parcheggio dei taxi, non riusciva quasi a distinguere, a pochi metri dalla sua macchina, il contorno della piazzetta dove era parcheggiato. Osservava seduto al volante la pioggia battente, i disegni formati dall’acqua agli angoli dei vetri dell’automobile, e pensava che forse quella notte non avrebbe lavorato molto. Amava molto la pioggia, il rumore della pioggia, una danza ritmica che come una cantilena dolce accompagna ogni gesto e segue ogni pensiero. Quando piove la gente fa molte considerazioni sul cattivo tempo, insomma ne parla molto.

In quelle serate spesso capitava a Marco di pensare alla pioggia nel bosco. Quando piove nel bosco l’acqua dirompente si insinua e penetra nella terra assetata, e cadendo sulle foglie degli alberi in maniera continua forma una specie di battito incalzante. Gli animali e gli insetti corrono verso gli anfratti del terreno cercando di ripararsi e alla fine dell’acquazzone piccole gocce rigonfie come bottoni di madreperla si depositano su ogni foglia, dalle felci, alle foglie di castagno. Anche in città il fascino della pioggia è speciale. Il marmo dei monumenti è levigato e lucidato dall’acqua, piccoli rivoli formano mulinelli attorno ai marciapiedi, le
persone corrono per ripararsi e quasi nessuno cerca un contatto con l’acqua. Anche il rumore prodotto dalla pioggia che cade è un rassicurante movimento musicale. Il fascino dell’acqua si imponeva anche in quella sera d’autunno. Verso le nove la radio del taxi gracchiò la richiesta per una corsa e Marco, alias Tokio 91, accettò. Via per la prima corsa.

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